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venerdì 30 settembre 2011

non è un paese per educande


1983. Viene pubblicato "Ancient Evenings", capolavoro di Norman Mailer. Viene tradotto lo stesso anno anche in italiano. I sottotitoli del libro sono quanto di più favoloso si possa incontrare per descrivere la becera fantasia dell'editore italiano per vendere più copie. 

Sottotitolo della versione americana: "His magnificent international besteller - an outstanding work of creative imagination" (traduzione: il suo magnifico bestseller internazionale - un'opera eccellente di immaginazione creativa).

Sottotitolo della traduzione italiana: "Riti e orge nell'Egitto dei Faraoni" (traduzione: compratelo, perché in realtà non è un libro, è pornografia)

Qualsiasi altro commento è immaginabile.

giovedì 24 marzo 2011

la scrittura e il corpo

ho lo scheletro perfetto per scrivere un capolavoro.
mi manca la carne. è carne che non vendono da nessuna parte. non c'è mercato nero, non è un pezzo unico, non è nemmeno carne umana. 
è la carne dell'esperienza.
devi prima trovare il denaro. 
quello giusto non si trova in banca, non lo stampa la zecca, in ogni caso si sente da lontano e si capisce da vicino quando usi denaro falso. è una moneta che non puoi comprare, nè fabbricare, ma lo trovi dappertutto in giro per il mondo, sotto i culi dei Re, sotto i piedistalli delle statue, sulle pareti dietro i quadri nei musei, tra le pagine dei libri.
per acquistare quella carne devi prima scrivere quello che non si può scrivere, affinchè i Re si alzino stupefatti dai loro scanni, poi devi scrivere quello che non si deve scrivere, affinchè le statue scendano dai loro piedistalli. poi devi rubare le tele dai musei, senza che nessuno se ne accorga, nè prima nè dopo, arrangiati, se non sai come fare. poi devi capire che la letteratura è l'inganno più dolce, ma è come un gioco: se rispetti le regole perdere non è grave: il gioco perfetto è lo spazio che consente il funzionale movimento tra due parti... la meccanica dell'amore, contatto e distanza, entrambi specchi l'uno dell'altro.
ora che hai la carne devi fare attenzione a rimpolpare con oculatezza, con geometria e matematico estetismo quelle ossa che il poeta dichiara nude. 
dove le hai prese?, si domanda il profano. ho guardato più vicino che potevo, perché non permetto allo sguardo di scappare lontano. è ai miei piedi che cadono le bombe, che si ammucchiano cadaveri. parlano la mia lingua, non hanno fatto nemmeno un ridicolo chilometro. prima di essere esotico, guarda nella tua casa. fai uno sforzo di realtà. i torti e le verità non hanno bandiere.

lunedì 6 settembre 2010

il più grande ingorgo autostradale della storia repubblicana


il più grande ingorgo autostradale della storia repubblicana e posso dire: io c'ero.
pescara-bologna in 8 ore e mezza scarse, un esempio di quanto gli italiani siano uniti soprattutto in tempi di crisi. in vacanza tutti insieme sia all'andata, ma soprattutto al ritorno per non rendere le strade meno affollate delle spiagge, per non lasciare all'immaginazione il sapore di un'esperienza collettiva dall'inizio alla fine.  nessun consiglio, nessuna autorità: tutti come uno yo-yo: 2 km a 120 orari e 20 km a 10 all'ora. gli italiani lo fanno meglio: pagare lo stesso tributo a chi collega l'italia ferraglia per ferraglia. ce n'era talmente tanta che si poteva camminarci senza toccare l'asfalto per mezzo stivale.
la stupidità è un'esperienza collettiva. lo scrivente è stupido perché non ha previsto una convergenza massiccia: pioggia e grandine in emilia, vacanzieri in puglia abruzzo marche e romagna, il campionato mondiale a misano. lo scrivente è altresì stupido per non aver previsto che i suoi compatrioti fossero così stupidi e imprevidenti come lui. Sarà l'aria? l'educazione? mai sentito di esuli volontari che si siano mai pentiti. allora è proprio vero: nemo propheta in patria. fin quando non me ne andrò non mi darete retta. E in Cina non se la passano meglio (vedi foto!).




venerdì 10 aprile 2009

Terra d'evasione

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Sono lontano dall'Abruzzo, colpito anch'io dal terremoto. Colpito, ma né ferito né ucciso. Sono lontano, in una città d'elezione come Bologna. Mi tocca ammettere che tutta la storia fottutamente raccontata di questa regione Abruzzo è una storia di evasioni. L'abruzzo è un carcere. Sembra di no. È una terra di villeggiatura, molti suoi visitatori l'apprezzano, ma non ci passerebbero mai la propria vita. Per decidere di passarci la vita devi nascerci. E non si è mai visto un carcerato nascere in prigione. La vita è un ergastolo da scontare sulla terra. Ma per le menti migliori di questo Abruzzo, la loro terra è una terra d'evasione. Dunque la vedono come una prigione da cui fuggire, in cui non tornare, mi permetto: da dimenticare. Le gesta note e meno note di questi nomi altisonanti, a cosa servono, in questa regione? A lustrare le scarpe di chi rimane, a rendere lucenti i riconoscimenti, le coppe e i premi istituiti a nome di gente che se ne è andata, che è evasa, che ha considerato l'Abruzzo una cambiale scaduta. Io sputo su tutti. Sui personaggi, sui loro epigoni, sui loro ammiratori, su me stesso che li ammira, sui premi, sui premiati e sulle case natali con i tristi “qui è nato...”. Questi Rossetti, Flaiano, Mattioli, Spataro, D'annunzio, Croce, Silone (e ne dimentico molti) hanno il merito, e lo evidenzio, di aver considerato l'Abruzzo una terra d'evasione, perché quando nasci in Abruzzo e hai il semplice coraggio, la più semplice pretesa di dire una cosa intelligente, ti prendono per stupido. Ti fanno sentire uno stupido. È una terra in cui non puoi eccellere, in cui se ti senti in gamba devi ricevere un calcio nel culo da quelli al di là del confine per poter essere considerato degno di nota. E da morto, visto che non puoi più fare domande scomode o fare osservazioni salaci sull'assessore alla cultura, finalmente ti danno retta. Istituiscono un premio a tuo nome, ti rifanno la strada sotto la casa natale e ad ogni altra celebrità che passa da queste parti faranno domande su di te. Se ti danno retta solo da morto, allora devi evadere da vivo. E non puoi nemmeno tornare come Montecristo.
Ad essere vivo e abruzzese in un altro posto rischi di diventare famoso. Mattioli a Milano, Flaiano a Roma, Spataro al governo, Silone in tutto il mondo ecc. ecc. A vivere in Abruzzo, scusate ma questo pezzo è dedicato ai sopravvissuti al sisma, rischi di morire.
Cos'è questa terra che fino agli anni '90 non risultava nemmeno nelle previsioni del tempo? Cos'è questa terra che il reperto archeologico più famoso – il guerriero di Capestrano – non si sa di chi cazzo è, chi cazzo rappresenta, e per quale cazzo di motivo è importantissima una cosa incomprensibile? 
È una terra di capre e di esuli, per mettere insieme le due cose più degne di nota, visto che riteniamo culturalmente esaltante una cosa che non si capisce cos'è.
Stare in Abruzzo non è evolutivamente vantaggioso. Non si può essere abruzzesi in Abruzzo. E questo è un bene o un male? In Abruzzo queste due categorie morali sono oggigiorno molto confuse . Sono deluso fin nel profondo che l'Abruzzo non sia una terra d'elezione.

martedì 20 gennaio 2009

19 gennaio

dal blog di Jacopo Fo

Il giorno piu' deprimente dell'anno

Se ci state leggendo vuol dire che anche quest'anno siete sopravvissuti a lunedi' 19 gennaio, il giorno piu' deprimente dell'anno, almeno secondo i calcoli dello psicologo inglese Cliff Arnall.
A rendere ieri la giornata peggiore dell'anno sarebbero 6 fattori: il clima invernale, i resoconti delle carte di credito con le spese di Natale, i buoni propositi gia' abbandonati, la crisi immobiliare/economica/finanziaria, la paura di perdere il posto di lavoro e i debiti da pagare.
Il consiglio dell'esperto e' di cercare qualcuno a cui dare la colpa.
(Fonte: Adnkronos
)

Se l'avessi letto ieri, avrei capito cosa avevo, perché ho effettivamente cercato di dare la colpa a qualcuno, ma non ci sono riuscito, ho dimenticato tutte le regole dell'ontà e ho persino pensato di pregare. alla fine ho visto un film horror insieme agli amici ed è cambiato qualcosa, ma solo perché era passata la mezzanotte, evidentemente!


giovedì 13 novembre 2008