sabato 13 giugno 2009

Non è più tempo di metafore

Il momento tanto aspettato è finalmente giunto. Il governo Berlusconi ha messo le carte in tavola. Ha definitivamente dimostrato con l'azione legislativa che contraddistingue la politica dalle chiacchiere, qual è la sua idea di stato. La giustizia non è prerogativa dello stato, non è ciò che spetta al cittadino in quanto membro di uno stato di diritto. La giustizia, per il governo Berlusconi, è un potere da amministrare con lo stato di polizia, con il controllo dell'informazione, con l'ignoranza e la paura. Dopo i tagli alle procure, dopo leggi e provvedimenti che limitano l'azione penale, arriva una legge che in un'epoca tecnologica come questa, elimina uno strumento fondamentale per l'accertamento delle responsabilità. Questa legge sulle intercettazioni è come una legge sull'inseguimento: se un uomo scappa davanti alla polizia, la polizia non può inseguirlo, non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Scappa perché gli scappa. C'è un posto di blocco? Qualcuno lo forza? Significa che c'è la partita...
Se qualcuno aveva dubbi sulla differenza tra destra e sinistra, sui cosiddetti favori alla mafia di tanti governi, sulla deriva autoritaria, sulla mancanza di trasparenza e sulla volontà liberticida, credo che questo provvedimento debba spazzarli via.
Quando non c'è più giustizia, è tempo per l'autorità. E l'autorità in un regime democratico praticamente oligarchico, significa il potere della forza. La forza dispiega la violenza, annulla l'opinione, l'intelligenza, lo spazio vitale del confronto, la vita come dispiegamento della socialità.
Non è un paese per giovani. I vecchi depongono fiori sulla tomba delle idee. Vanno ai funerali dei non-allineati. La loro famiglia allargata sta premendo contro il cerchio che si fa sempre più stretto. Quando non c'è spazio, quando tutte le soluzioni razionali sono state escluse, rimane soltanto l'osmosi. Non è più tempo di metafore. Questo governo, questo paese, hanno deciso di concentrarsi, di accumulare in un piccolo spazio qualcosa di troppo grande. Questo qualcosa sta per riversarsi fuori, per riportare in equilibrio una soluzione troppo satura. Che questi oligarchi lo sappiano oppure no, che lo intuiscano oppure no, a noi non importa. Abbiamo lavorato per la pace, ma non ci hanno dato ascolto. E' ora di rivoluzione.

lunedì 4 maggio 2009

Un presidente scapolo

Dio consegnò le tavole della legge a Mosè. Il profeta le lesse attentamente. Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci volte ognuna di esse. Una per ogni dita delle mani. La legge dell'anulare destro, "non desiderare la donna di altri" che mirava non imperscrutabilmente all'indissolubilità del matrimonio, lo fece vacillare. La rilesse, dentro di sè la commentò, la provò, la criticò. Non andava per nulla. Si rivolse al Padre:
"Mi consenta..."

mercoledì 29 aprile 2009

lettera agli imprenditori italiani

Voi volete assumermi con un contratto interinale a tempo determinato? io mi rifiuto. non accetto una paga da fame, uno stipendio offensivo per lavorare le stesse ore e lo stesso tempo di un lavoratore che pagate meglio soltanto perché prima che arrivassi io la legge 30 non c'era. vi chiedo di assumermi secondo il mio valore di italiano laureato, secondo il mio valore di persona che vuole costruirsi un futuro, secondo il mio volere e non solo.
se non mi assumete adesso, se vi rifiutate di riconoscermi adesso per quello che valgo e per quello che mi spetta, tra venti anni succederanno molte cose. sono una persona che ha studiato. la razionalità è una virtù dell'uomo, la virtù di saper prevedere, da premesse concrete e dai dati di fatto presenti, ciò che avverrà.
i miei figli parleranno un'altra lingua, perché io dovrò andare in un'altro paese, dove apprezzano le mie idee, la mia capacità di ampliare conoscenze e sviluppare progetti senza pregiudizi sulla mia provenienza o sul mio censo, ma soprattutto perché sanno che queste qualità meritano uno stipendio adeguato alla vita fuori dal lavoro. senza una vita soddisfacente il lavoro ne risente.
i vostri figli godranno di una certa agiatezza: avete fatto i soldi pagando meno molte persone e investendo poco, ma ce l'avete fatta. intorno a voi, però, molti stranieri, forse imitandovi, forse no, hanno colonizzato le strade, le istituzioni, i vostri figli li frequentano e non possono fare a meno di stimarli. la vostra pensione è serena, ma quella dei vostri figli? la vostra agiatezza si fonda sulla vendita dei loro beni, non sul loro lavoro, perchè gli avete insegnato che non è tanto utile lavorare, ovvero che è vantaggioso sfruttare. loro sfrutteranno le vostre fatiche. a voi non importerà, perché sarete vecchi. i vostri nipoti, però, dovranno sottostare alle vostre stesse leggi, e i miei nipoti non potranno fare altro che colonizzare le ultime distrutte spoglie di un paese allo sbando, spolpato di ogni grandezza, sfruttato dagli ultimi figli che avevano qualche idea, forse vaga, ma non esattamente ingenua.
nel paese di Galilei, di Bruno, di Mazzini, di Marconi, di Fermi, di Dulbecco, di Giacconi, di tanti e tanti innumerevoli ingegni che la vostra mancanza di futura gloria non ha voluto ospitare nella sua terra natale, come si comporterà con i futuri geni?
davvero un misero investimento, una cifra, del denaro, valgono l'infamia futura, i rinnegamenti, le maledizioni dei vostri sottoposti, i dileggi degli stranieri? davvero ne vale la pena?
vi scrivo questa lettera cercando di smuovere non so cosa nell'animo dei più, consapevole della stoltezza dei politici, nella cecità dei miliardari e nella stupidità di chi li segue accontentandosi delle briciole.
Saluto tutti con le parole di un grande poeta esule che ebbe a scrivere: Perseguitate con la verità i vostri persecutori. e poi che non potete opprimerli mentre vivono, coi pugnali, opprimeteli col'obbrobrio per tutti i secoli futuri (U. Foscolo).

martedì 21 aprile 2009

territori occupati

Gli israeliani non ricordano mai chi ha cominciato il conflitto che li vede coinvolti con i palestinesi. Sostengono però di avere la trascrizione originale e autenticata di una conversazione tra Dio e Mosè in cui Dio assegna loro la proprietà di Gerusalemme e la Palestina, Tel Aviv, la striscia di Gaza, il Libano, il Sinai, la cis-Giordania, la Giordania, la Siria e la Luna.
Su quest'ultima sono disponibili a fare delle concessioni ai palestinesi.

venerdì 10 aprile 2009

Terra d'evasione

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Sono lontano dall'Abruzzo, colpito anch'io dal terremoto. Colpito, ma né ferito né ucciso. Sono lontano, in una città d'elezione come Bologna. Mi tocca ammettere che tutta la storia fottutamente raccontata di questa regione Abruzzo è una storia di evasioni. L'abruzzo è un carcere. Sembra di no. È una terra di villeggiatura, molti suoi visitatori l'apprezzano, ma non ci passerebbero mai la propria vita. Per decidere di passarci la vita devi nascerci. E non si è mai visto un carcerato nascere in prigione. La vita è un ergastolo da scontare sulla terra. Ma per le menti migliori di questo Abruzzo, la loro terra è una terra d'evasione. Dunque la vedono come una prigione da cui fuggire, in cui non tornare, mi permetto: da dimenticare. Le gesta note e meno note di questi nomi altisonanti, a cosa servono, in questa regione? A lustrare le scarpe di chi rimane, a rendere lucenti i riconoscimenti, le coppe e i premi istituiti a nome di gente che se ne è andata, che è evasa, che ha considerato l'Abruzzo una cambiale scaduta. Io sputo su tutti. Sui personaggi, sui loro epigoni, sui loro ammiratori, su me stesso che li ammira, sui premi, sui premiati e sulle case natali con i tristi “qui è nato...”. Questi Rossetti, Flaiano, Mattioli, Spataro, D'annunzio, Croce, Silone (e ne dimentico molti) hanno il merito, e lo evidenzio, di aver considerato l'Abruzzo una terra d'evasione, perché quando nasci in Abruzzo e hai il semplice coraggio, la più semplice pretesa di dire una cosa intelligente, ti prendono per stupido. Ti fanno sentire uno stupido. È una terra in cui non puoi eccellere, in cui se ti senti in gamba devi ricevere un calcio nel culo da quelli al di là del confine per poter essere considerato degno di nota. E da morto, visto che non puoi più fare domande scomode o fare osservazioni salaci sull'assessore alla cultura, finalmente ti danno retta. Istituiscono un premio a tuo nome, ti rifanno la strada sotto la casa natale e ad ogni altra celebrità che passa da queste parti faranno domande su di te. Se ti danno retta solo da morto, allora devi evadere da vivo. E non puoi nemmeno tornare come Montecristo.
Ad essere vivo e abruzzese in un altro posto rischi di diventare famoso. Mattioli a Milano, Flaiano a Roma, Spataro al governo, Silone in tutto il mondo ecc. ecc. A vivere in Abruzzo, scusate ma questo pezzo è dedicato ai sopravvissuti al sisma, rischi di morire.
Cos'è questa terra che fino agli anni '90 non risultava nemmeno nelle previsioni del tempo? Cos'è questa terra che il reperto archeologico più famoso – il guerriero di Capestrano – non si sa di chi cazzo è, chi cazzo rappresenta, e per quale cazzo di motivo è importantissima una cosa incomprensibile? 
È una terra di capre e di esuli, per mettere insieme le due cose più degne di nota, visto che riteniamo culturalmente esaltante una cosa che non si capisce cos'è.
Stare in Abruzzo non è evolutivamente vantaggioso. Non si può essere abruzzesi in Abruzzo. E questo è un bene o un male? In Abruzzo queste due categorie morali sono oggigiorno molto confuse . Sono deluso fin nel profondo che l'Abruzzo non sia una terra d'elezione.

mercoledì 18 marzo 2009

Africa

Sono cinquecento anni che l'abbiamo colonizzata. Gli africani gli abbiamo schiavizzati. Li abbiamo torturati, gli abbiamo negato i più elementari diritti umani civili e politici. La ricchezza della loro terra la sfruttiamo ogni giorno e quando vengono a chiederci qualcosa indietro li mettiamo nei CPT. Li sfruttiamo persino mediaticamente, per ogni buona azione da compiere sono il capro espiatorio perfetto per ogni raccolta fondi. Basterebbe restituire loro quello che gli abbiamo tolto. Muoiono di fame. Gli abbiamo portato dentro casa le nostre guerre, l'aids, il nostro modo di pensare che evidentemente credono giusto perché glielo abbiamo imposto con la forza. Affolliamo il continente con turisti che si credono Tarzan e Jane e con scienziati, bracconieri e missionari alla scoperta del Continente Nero, tutti con la loro idea precisa di come deve essere la loro vita. Abbiamo inventato il Mal d'Africa e loro non ce l'avevano, stavano benissimo prima. Adesso gli mandiamo un vecchietto pasciuto vestito di bianco che gli racconta che non devono nemmeno scopare! Ma quando pagheremo?

domenica 15 marzo 2009

Enucleare l'energia nucleare

il nucleo della questione è questo: l'energia nucleare non è economicamente vantaggiosa. Essa non è rinnovabile, benché sia fantastica nei suoi usi pirotecnici. L'uranio è un minerale con la scandenza, mentre i rifiuti prodotti dal suo sfruttamento no. Il sogno dell'energia pulita ce l'abbiamo davanti agli occhi e Berlusconi, come fa sempre, guarda il dito perché gli conviene. Se il paese si affrancasse dal problema energitico non ci sarebbe più bisogno di gente come lui: pensate alla Sicilia. Con il numero adeguato di centrali fotovoltaiche, eoliche ecc. non avrebbero più bisogno di promesse, ma solo di organizzarsi per vendere l'energia in sovrappiù che non gli serve.
Questo povero post-nucleare vuole essere un minimo contributo, un anello della catena contro quest'ennesima ma non ultima idiozia governativa. Essere governati con i piedi fa male, essere governati con il culo fa proprio cacare.
Come esperto di ontà, so che le soluzioni sono sempre più facili da immaginare, piuttosto che prendere quelle che ci sono già.
Dite no al nucleare: pensate agli archeologi che scaveranno fra cinquemila anni le nostre macerie: troveranno decine di cartelli, avvertimenti, simboli assurdi e sicuramente ben comprensibili del pericolo che si corre aprendo i depositi di rifiuti nucleari. Ma l'uomo fra cinquemila anni non ne vorrà sapere di leggende maledizioni e avvertimenti, sarà soltanto curioso di aprire quello che sarà stato cosa: una tomba? un tempio? un campo per qualche gioco sportivo? la residenza segreta di qualche conte di montecristo? e che ne so io? so che quell'archeologo lo aprirà, e non troverà il vaso di pandora, troverà la propria tomba. dobbiamo fare questo regalo ai nostri posteri perché Berlusconi è vecchio e se ne fotte della natura? Ma fatemi il piacere. A presto

eccovi la catena:

ilKuda
Jacopo Fo
Letizia Palmisano
Domenico Finiguerra
Resistenza Civile
Fiore
Verdi di Ferrara
Franco Corleone
Come ti vorrei
Alessandro Ronchi
Marcello Saponaro
Pianeta Verde
Rigeneriamoci
Appunti e Virgole
Impianti e pannelli solari
Base Verde
Sciura Pina
Ladri di marmellate
CernuscoTv
Liberamente
Ma'pe iabbu
Gianluca Visconti
Ego&Quota
Informazione senza filtro
Samie
PdCI Latina
La Parola
Doppiocieco
Piazza Pulita
Tau2 Zero
Ambiental...mente
DeaMaltea
Yourpage
VIVERE Cernusco
2 + 2 = 5
Yblog
Roberto Maviglia
Voglio il fotovoltaico
Gianluca Briguglia
No alla turbogas a Pontinia
Per il bene comune Lombardia
Sconfinanado
Verdi Emilia Romagna
Verdì Forlì-Cesena
SandBlog
PD Vedano Olona
BlogEko
Network Games
Marco Pagani
Il Derviscio
Radio Utopie
Il Replicante
Sale del mondo
Opinioni e benessere
Digital Worlds
Marcella Zappaterra
Trust Nobody
La tana del mostro
SpreadRSS
Giampaolo GB
Daniele Zanoni
Fuoriluogo
Riciard's

L'importanza di questa catena e dell'enucleazione del nucleare è l'insieme di proposte in materia di energia che si stanno promuovendo, per non essere soltanto critici, ma cittadini attivi e attenti a come vivere in una società più pulita e più equa. Nel primo link al blog de IlKuda, trovate tutte le proposte.

giovedì 19 febbraio 2009

La caduta di Veltroni

Perchè i giornali titolano sconsolati sulla fine di Veltroni? Perchè Berlusconi ne approfitta come se avesse vinto le elezioni interne al PD? Ve lo dico io! Non siamo più in un partito democratico, nè in un paese democratico. Siamo così assuefatti a Berlusconi presidente del consiglio e presidente acclamato del suo partito, così convinti della sua immortalità politica, che le dimissioni del segretario del partito all'opposizione (se tale si può chiamare la politica dei sussurri veltroniani) ci sembra uno scandalo. Abbiamo perso il senso della politica, delle cariche e del succedersi dei mandati. Contro Berlusconi bisognerebbe mandare un esercito di oppositori, come in un videogame, dove il mostro è così forte e il trucco per batterlo così difficile da scovare che ci servono molte vite e molta pratica per sconfiggerlo. è la mossa più vitale del partito democratico da quando è nato. La vita contempla la morte, le cariche contemplano le dimissioni, o le dismissioni. Perso un capo si pensa al peggio, persa una figura di spicco si pensa ad un cattivo epigono. La verità è che dall'altra parte è assolutamente così. Se Berlusconi cadesse si porterebbe dietro tutto, dopo di lui c'è solo il vuoto. A sinistra (o a centro-sinistra) ci sono invece persone di ogni mestiere, credo e pensiero che hanno però in mente un mondo un po' più giusto di quello che ha in mente Berlusconi (televisioni dappertutto, mura e manifesti con culi e tette, gigantografie che inneggiano alle sue barzellette), un po' più bello, meno inquinato, meno corrotto, meno paraculo e meno stupido di quello che ha costruito Berlusconi. Veltroni voleva "tenere tutti uniti". Veltroni doveva mandare tutti all'attacco. Da questa politica si sarebbero visti i pavidi, scoperti i conniventi, gli inetti e i cretini. Si sono messi attorno a un tavolo, hanno piazzato un bel bersaglio con la faccia di Berlusconi e le freccette se le sono tenute per stuzzicarsi i denti...
questa è l'ultima occasione che abbiamo per riprenderci il paese.

domenica 8 febbraio 2009

la mia immaginazione

la mia immaginazione mi precede sempre. se vado a londra, la mia mente è stata là prima di me. se vado a berlino, la mia mente ha raccolto il racconto dei miei amici. se vado in messico, la mia mente ha ascoltato le parole profumate e succose di chi sono andato a trovare. con l'immaginazione si possono fare tante cose, ma non vivere. per vivere abbiamo bisogno del nostro corpo. e fino alla fine lottiamo per muoverci, per smuoverci, per accennare con il più lieve dei nostri movimenti che l'immobilità non fa parte di noi, non ci sono segreti dietro la catalessi, non c'è mistero dietro ad un risveglio rimandato per tanto tempo. qualcuno di noi vorrebbe aspettare, ne sono sicuro. anch'io aspetterei. ma fino a quando? e per fare cosa, se il mio corpo è ormai impossibile da muovere? se la mia immaginazione soffrirebbe per ogni immagine che non può trasformarsi in realtà?
la morte non è crudele, il mondo non è crudele. il nostro manicheismo lo è. la nostra mancanza di volontà lo è ancora di più. la nostra sensazione di toccare il nulla, lo è.
la mia immaginazione mi dice di non dormire. c'è troppe cose da fare e da dire, da vedere e da toccare, da bere e da sentire, da leggere, da camminare e da sentire di nuovo.
sono nato senza spine. morirò senza spine. se qualcuno me ne metterà una in corpo lo chiedo a tutti e a nessuno: staccatemi da quella spina.