mercoledì 23 settembre 2009

chi ha Ragione?

Ognuno di noi è colpito fin dalla più tenera età da una grande disgrazia: possedere una ragione. Ogni giorno questo pesantissimo fardello ci indica la strada giusta da percorrere, quella che ci porterebbe alla felicità dal sapore purissimo e dall'aspetto strano. Noi ci impegnamo, immarcescibili e maldestri, nel calpestare e insultare le sue indicazioni.
Spot pubblicitari, videoclip e la perla di saggezza di una velina, ci commuovono talmente che non possiamo far altro che seguire le loro indicazioni.
Conosciamo a malapena le funzioni delle nostre parti corporali eppure al primo cazzo balbettante e alla prima passera parlante doniamo tutti i nostri più elevati sentimenti.
Banali osservazioni logiche sono contraddette da verità assolute perché un idiota (e solo lui) ha avuto una visione.
Mangiare cioccolata in eccesso stimola l'alvo in maniera irregolare: forse è una semplice associazione cromatica? Avete mai cacato arancione per aver mangiato un cachi?
Prelati vestiti di rosso senza il naso da pagliaccio chiedono ironicamente ai politici più sobrietà e poi riuniscono il popolo sotto una cupola per il miracoloso scioglimento di una coagulazione per ordine di un essere invisibile che vive nel cielo: un elementare esperimento scientifico. Se in un luogo chiuso un evento è accaduto una volta, senza modifiche a quell'ambiente è altamente probabile che si ripeta regolarmente. Si chiama regolarità di natura e lo ribattezzano miracolo! Lo diceva a suo tempo un certo Galileo, ma chissà perché hanno cercato di zittirlo?

mercoledì 15 luglio 2009

la reputazione di Onan


Con questo articolo voglio ristabilire la reputazione di Onan. L'onanismo è il peccato di spargere il seme maschile perdendo per sempre una chance di fecondazione. Bazzecole per noi post-moderni inventori delle Banche del Seme. Ma Onan è stato un precursone... è sicuramente l'inventore del coitus interruptus e della sua indiretta conseguenza: la prostatite. Ma prima di passare a consigli di natura sessuale voglio ripassare la malafede nei confronti di questo personaggio biblico.
All'epoca dei fatti Onan era scapolo. Aveva passato i quarant'anni e non si era ancora sposato. Il fratello maggiore Er, invece, pieno di giudizio, aveva preso moglie secondo le usanze. Quando si ha giudizio non si è sempre nella grazia del signore, le sue vie sono infinite e imperscrutabili: il fratello di Onan muore per la maggior gloria del signore senza lasciare eredi e nemmeno Tamar, la moglie, lontamente gravida. Per chi non ha giudizio, dicevamo, come Onan, è una tragedia. Essendo scapolo è costretto dalla legge ad accoppiarsi (dopo averla sposata) con la cognata per "assegnare una discendenza" al fratello morto. Un obbligo insopportabile! Un sopruso contro il suo nome e soprattutto contro il suo seme. Perché, deve essersi domandato Onan, il frutto del mio seme deve essere di mio fratello? Siamo di fronte ad un'obiezione di coscienza, anche al primo caso di uccello in affitto della storia. Cosa ingegna il caro Onan? Quando sente che il suo seme è lì lì per essere donato alla moglie del fratello estrae la spada dal fodero spargendo lo sperma sulla terra. Questo non piace a Dio. Punirà Onan, ma non con la cecità.
Qual è la morale della favola? In primo luogo è per il gesto di non destinare il proprio seme all'unico luogo naturalmente destinato ad esso che si è ritenuti peccatori contro l'ordine stabilito da Dio.
In secondo luogo viene coniato il termine onanismo che sta ad indicare l'attività di tutti quelli che si lustrano il piffero con malcelata gioia, facendo perlomeno un grande torto ad Onan, ma non solo.
Una delle domande che possiamo porci è la seguente:
qual è il vero motivo per cui dal gesto di Onan si passa alla masturbazione?
Onan ha trovato il modo (seppur non molto piacevole per i suoi effetti collaterali) per fare sesso ed evitare una gravidanza! Per noi post-moderni che destiniamo il nostro seme a bustine e contenitori di lattice, spermicidi chimici e ormonali (e presto ben altre sorprese!) questo modo è oltremodo demodè. Ma chi nella propria vita non è mai stato un onanista (in una o nell'altra delle accezioni)?
Un'altra osservazione che possiamo fare è questa: era così complicato spiegare il peccato di Onan ai ragazzini nei confessionali che si è preferito passare ad una semplificazione essenziale. Si sa che la Trinità è già complicata di per sé. Dunque era molto più sbrigativo un perentorio "non toccarti sennò diventi cieco" ad un certamente più impegnativo discorso di questo tenore. Non praticare il coito (o la prossimità genitale) con donna che non sia tua moglie (e nemmeno con la moglie di un altro) con la quale dovrai comunque finire il rapporto con il tuo organo genitale all'interno dell'organo genitale della tua sposa affinché ci sia concepimento: il piacere è un biasimevole effetto caduco del più grande piacere che avrai ad arricchire la famiglia del signore...
Vi faccio notare le spregiudicate e irrazionali considerazioni della teologia cattolica e della morale nel negare le più semplici istanze del corpo umano, pur di rimanere nel solco di individui vissuti nel deserto migliaia di anni fa, i quali, per convincere i membri più selvaggi della loro tribù a comportamenti meno che animali, facevano ricorso ad argomenti metafisici per ricondurre quegli stessi insegnamenti ad un'origine men che meno soprannaturale.
Masturbarsi è peccato perché si sparge il seme e il seme non è tuo, ma è di Dio. Fare sesso per piacere è sbagliato perché il sesso è solo una pratica riproduttiva, quindi evitare una gravidanza è peccato anche in un modo grossolano come quello di Onan (con il 70% di probabilità di scamparla contro il 99,99% della pillosa, solo per fare un esempio). Ma in realtà non è così. Quello che si vuole a tutti i costi nascondere è il piacere. Nascondendo e vietando il piacere in tutte le sue forme, il suo potere liberatorio viene a mancare, quindi tutte le implicazioni politiche e sociali di questa libera scoperta del proprio e dell'altrui corpo sono presto dette. La pubblicità non ci incanterebbe con i suoi culi e le sue tette, facendoci sentire in colpa quando ci cola la bava dalla bocca davanti ad un manifesto o davanti alla televisione. Ci sentiremmo meno delle merde se invece di ascoltare i consigli di Maria de Filippi ci rotolassimo nel letto con il nostro partner alla scoperta delle molteplici posizioni dell'amore. Non ci sarebbe bisogno di milioni di tonnellate di prodotti di bellezza inutili per raggiungere gli stereotipi del più bello o del più figo, poiché l'amor proprio e la capacità di amare sono il frutto di un impegno e di una perseveranza che nessuno ci insegna. Dovrebbero insegnare tecniche di corteggiamento alle medie, per esempio, invece della storia del cavaliere feudatario che fa le guerre per conquistarsi la bella figlia del re che arriva virtualmente vergine al matrimonio e non vede l'ora di sposarsi perché così si può fare tutti gli uomini della corte, ma non si può dire perché la donna è cortese, quindi ti dice gentilmente di andare a cagare. E potrei fare altri diecimila esempi in cui il sesso castrato da certi insegnamenti continua ogni giorno a provocare le nostre paure e le nostre insicurezze create apposta per controllare la nostra libertà e la nostra capacità di amare. Senza il nostro corpo e la predisposizione sincera e assoluta al piacere e alla socialità, vanno a farsi fottere tutti i principi di uguaglianza e fratellanza. Senza il piacere, le coccole e la libera consapevolezza del proprio essere il proprio corpo, non è possibile creare una repubblica di pace e serenità.
Un'altra cosa è certa.
Se pensavate che nella Bibbia c'era persino uno che si masturbava dovete ricredervi. Le uniche seghe che si sono sono quelle dei falegnami oppure sono pudicamente mentali.

lunedì 13 luglio 2009

il titolo di questo post è l'ultima parola di questo post

Una parola per descrivere il pessimo uso che si può fare di un blog quando si evita la "profondità". Ih Ih. L'approfondimento è di massima tralasciato per la superficie. Avevo allora pensato a questa parola

SUPERFICISMO

poiché quello che intendo significare non è, banalmente, superficialità: questa la lascio ai superficiali. Il pessimo uso che si può fare di un blog di cui parlo è un'assunzione di responsabilità scrittoria o a-scrittoria, se preferite. ih ih.
Tali esseri non hanno nessuna colpa della loro ignoranza, ma solo della loro grossolanità.
Non va nemmeno bene

CIMISMO

la quale sarebbe da intendere (tentando una definizione da vocabolario): "tendenza al rimanere sempre in cima alle cose, nel suo uso metaforico, ecc. ecc., ma poiché dall'alto è sempre possibile oltreché impossibile non avere una visione d'insieme, con i miei intenti si crea uno scarto incolmabile.
Una forte tentazione è stata

QUALUNQUISMO

per la quale evito qualsiasi commento, dal momento che, come dice la parola, qualunque essere è capace di utilizzarla.

PAVIMENTISMO

potrebbe sembrare un'offesa alla categoria dei piastrellisti, visti comunque gli intenti polemici e negativi che volevo assegnare alla parola che sto cercando.

Ne ho provate alcune che vi risparmio, poiché non farebbero bene al mio narcisismo, anche se

PELOSULLACQUISMO

l'ho scartata solo perchè è anche una metafora (e quanto mi si potrebbe rimproverare l'origine metafisica della "profondità" come metafora di qualcosa di più importante e significativo di ciò che invece rimane alla superficie).

BERLUSCONISMO

di questi tempi, è come sparare alla crocerossa, ne ha dette così tante, di tali e di quante, che accusarlo perfino di non occuparsi davvero delle cose importanti di cui un governo dovrebbe occuparsi rimanendo al di qua dell'illecito e del buon gusto mi sembra troppo.
Non meritano il maiuscolo né pauperismo (a causa della sua povertà) nè pressappochismo (per la sua mancanza di precisione) e comunque rimandano ad altri esempi e ad altre situazioni.
E se anch'io non fossi immune dalla malvagia usanza che la parola che sto cercando si appresta a condannare? Come la definirei questa autocensura?

IPOCRITISMO?

ISTRIONISMO?

Non posso non ammettere di essere per la libertà di stampa, dunque scrivete sempre quello che cazzo vi pare cercando di non farvi prendere la mano dall'ultima parola di questo post che in fondo è soltanto una parola che proprio perché io sono profondo ho sprofondato qui alla fine di questo piccolo mondo ed è senza rime ma con l'ultimo -ismo che battezzo

PAROLISMO


sabato 13 giugno 2009

Non è più tempo di metafore

Il momento tanto aspettato è finalmente giunto. Il governo Berlusconi ha messo le carte in tavola. Ha definitivamente dimostrato con l'azione legislativa che contraddistingue la politica dalle chiacchiere, qual è la sua idea di stato. La giustizia non è prerogativa dello stato, non è ciò che spetta al cittadino in quanto membro di uno stato di diritto. La giustizia, per il governo Berlusconi, è un potere da amministrare con lo stato di polizia, con il controllo dell'informazione, con l'ignoranza e la paura. Dopo i tagli alle procure, dopo leggi e provvedimenti che limitano l'azione penale, arriva una legge che in un'epoca tecnologica come questa, elimina uno strumento fondamentale per l'accertamento delle responsabilità. Questa legge sulle intercettazioni è come una legge sull'inseguimento: se un uomo scappa davanti alla polizia, la polizia non può inseguirlo, non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Scappa perché gli scappa. C'è un posto di blocco? Qualcuno lo forza? Significa che c'è la partita...
Se qualcuno aveva dubbi sulla differenza tra destra e sinistra, sui cosiddetti favori alla mafia di tanti governi, sulla deriva autoritaria, sulla mancanza di trasparenza e sulla volontà liberticida, credo che questo provvedimento debba spazzarli via.
Quando non c'è più giustizia, è tempo per l'autorità. E l'autorità in un regime democratico praticamente oligarchico, significa il potere della forza. La forza dispiega la violenza, annulla l'opinione, l'intelligenza, lo spazio vitale del confronto, la vita come dispiegamento della socialità.
Non è un paese per giovani. I vecchi depongono fiori sulla tomba delle idee. Vanno ai funerali dei non-allineati. La loro famiglia allargata sta premendo contro il cerchio che si fa sempre più stretto. Quando non c'è spazio, quando tutte le soluzioni razionali sono state escluse, rimane soltanto l'osmosi. Non è più tempo di metafore. Questo governo, questo paese, hanno deciso di concentrarsi, di accumulare in un piccolo spazio qualcosa di troppo grande. Questo qualcosa sta per riversarsi fuori, per riportare in equilibrio una soluzione troppo satura. Che questi oligarchi lo sappiano oppure no, che lo intuiscano oppure no, a noi non importa. Abbiamo lavorato per la pace, ma non ci hanno dato ascolto. E' ora di rivoluzione.

lunedì 4 maggio 2009

Un presidente scapolo

Dio consegnò le tavole della legge a Mosè. Il profeta le lesse attentamente. Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci volte ognuna di esse. Una per ogni dita delle mani. La legge dell'anulare destro, "non desiderare la donna di altri" che mirava non imperscrutabilmente all'indissolubilità del matrimonio, lo fece vacillare. La rilesse, dentro di sè la commentò, la provò, la criticò. Non andava per nulla. Si rivolse al Padre:
"Mi consenta..."

mercoledì 29 aprile 2009

lettera agli imprenditori italiani

Voi volete assumermi con un contratto interinale a tempo determinato? io mi rifiuto. non accetto una paga da fame, uno stipendio offensivo per lavorare le stesse ore e lo stesso tempo di un lavoratore che pagate meglio soltanto perché prima che arrivassi io la legge 30 non c'era. vi chiedo di assumermi secondo il mio valore di italiano laureato, secondo il mio valore di persona che vuole costruirsi un futuro, secondo il mio volere e non solo.
se non mi assumete adesso, se vi rifiutate di riconoscermi adesso per quello che valgo e per quello che mi spetta, tra venti anni succederanno molte cose. sono una persona che ha studiato. la razionalità è una virtù dell'uomo, la virtù di saper prevedere, da premesse concrete e dai dati di fatto presenti, ciò che avverrà.
i miei figli parleranno un'altra lingua, perché io dovrò andare in un'altro paese, dove apprezzano le mie idee, la mia capacità di ampliare conoscenze e sviluppare progetti senza pregiudizi sulla mia provenienza o sul mio censo, ma soprattutto perché sanno che queste qualità meritano uno stipendio adeguato alla vita fuori dal lavoro. senza una vita soddisfacente il lavoro ne risente.
i vostri figli godranno di una certa agiatezza: avete fatto i soldi pagando meno molte persone e investendo poco, ma ce l'avete fatta. intorno a voi, però, molti stranieri, forse imitandovi, forse no, hanno colonizzato le strade, le istituzioni, i vostri figli li frequentano e non possono fare a meno di stimarli. la vostra pensione è serena, ma quella dei vostri figli? la vostra agiatezza si fonda sulla vendita dei loro beni, non sul loro lavoro, perchè gli avete insegnato che non è tanto utile lavorare, ovvero che è vantaggioso sfruttare. loro sfrutteranno le vostre fatiche. a voi non importerà, perché sarete vecchi. i vostri nipoti, però, dovranno sottostare alle vostre stesse leggi, e i miei nipoti non potranno fare altro che colonizzare le ultime distrutte spoglie di un paese allo sbando, spolpato di ogni grandezza, sfruttato dagli ultimi figli che avevano qualche idea, forse vaga, ma non esattamente ingenua.
nel paese di Galilei, di Bruno, di Mazzini, di Marconi, di Fermi, di Dulbecco, di Giacconi, di tanti e tanti innumerevoli ingegni che la vostra mancanza di futura gloria non ha voluto ospitare nella sua terra natale, come si comporterà con i futuri geni?
davvero un misero investimento, una cifra, del denaro, valgono l'infamia futura, i rinnegamenti, le maledizioni dei vostri sottoposti, i dileggi degli stranieri? davvero ne vale la pena?
vi scrivo questa lettera cercando di smuovere non so cosa nell'animo dei più, consapevole della stoltezza dei politici, nella cecità dei miliardari e nella stupidità di chi li segue accontentandosi delle briciole.
Saluto tutti con le parole di un grande poeta esule che ebbe a scrivere: Perseguitate con la verità i vostri persecutori. e poi che non potete opprimerli mentre vivono, coi pugnali, opprimeteli col'obbrobrio per tutti i secoli futuri (U. Foscolo).

martedì 21 aprile 2009

territori occupati

Gli israeliani non ricordano mai chi ha cominciato il conflitto che li vede coinvolti con i palestinesi. Sostengono però di avere la trascrizione originale e autenticata di una conversazione tra Dio e Mosè in cui Dio assegna loro la proprietà di Gerusalemme e la Palestina, Tel Aviv, la striscia di Gaza, il Libano, il Sinai, la cis-Giordania, la Giordania, la Siria e la Luna.
Su quest'ultima sono disponibili a fare delle concessioni ai palestinesi.

venerdì 10 aprile 2009

Terra d'evasione

Sono lontano dall'Abruzzo, colpito anch'io dal terremoto. Colpito, ma non ferito, né ucciso. Né i miei parenti, né i miei amici. Sono lontano, in Emilia-Romagna, in una città d'elezione come Bologna. Mi tocca ammettere che tutta la storia fottutamente raccontata di questa regione Abruzzo è una storia di evasioni. L'abruzzo è un carcere. Sembra di no. È una terra di villeggiatura, molti suoi visitatori l'apprezzano, ma non ci passerebbero mai la propria vita. Per decidere di passarci la vita devi nascerci. E non si è mai visto un carcerato nascere in prigione. La vita è un ergastolo da scontare sulla terra. Ma per le menti migliori di questo Abruzzo, la loro terra è una terra d'evasione. Dunque la vedono come una prigione da cui fuggire, in cui non tornare, mi permetto: da dimenticare. Le gesta note e meno note di questi nomi altisonanti, a cosa servono, in questa regione? A lustrare le scarpe di chi rimane, a rendere lucenti i riconoscimenti, le coppe e i premi istituiti a nome di gente che se ne è andata, che è evasa, che ha considerato l'Abruzzo una cambiale scaduta. Io sputo su tutti. Sui personaggi, sui loro epigoni, sui loro ammiratori, su me stesso che li ammira, sui premi, sui premiati e sulle case natali con i tristi “qui è nato...”. Questi Rossetti, Flaiano, Mattioli, Spataro, D'annunzio, Croce, Silone (e ne dimentico molti) hanno il merito, e lo evidenzio, di aver considerato l'Abruzzo una terra d'evasione, perché quando nasci in Abruzzo e hai il semplice coraggio, la più semplice pretesa di dire una cosa intelligente, ti prendono per stupido. Ti fanno sentire uno stupido. È una terra in cui non puoi eccellere, in cui se ti senti in gamba devi ricevere un calcio nel culo da quelli al di là del confine per poter essere considerato degno di nota. E se hai fortuna, da morto, visto che non puoi più fare domande scomode o fare osservazioni salaci sull'assessore alla cultura, finalmente ti daranno retta. Istituiscono un premio a tuo nome, ti rifanno la strada sotto la casa natale e ad ogni altra celebrità che passa da queste parti domande sui noti fuggitivi. Se ti danno retta solo da morto, allora devi evadere da vivo. E non puoi nemmeno tornare come Montecristo.

Ad essere vivo e abruzzese in un altro posto rischi di diventare famoso. Mattioli a Milano, Flaiano a Roma, Spataro al governo, Silone in tutto il mondo ecc. ecc. A vivere in Abruzzo, scusate ma questo pezzo è dedicato ai sopravvissuti al sisma, rischi di morire.

Cos'è questa terra che fino agli anni '90 non risultava nemmeno nelle previsioni del tempo? Cos'è questa terra che il reperto archeologico più famoso – il guerriero di Capestrano – non si sa di chi cazzo è, chi cazzo rappresenta, e per quale cazzo di motivo è importantissima una cosa incomprensibile? È una terra di capre e di esuli, per mettere insieme le due cose più degne di nota, visto che riteniamo culturalmente esaltante una cosa che non si capisce cos'è.

Stare in Abruzzo non è evolutivamente vantaggioso. Non si può essere abruzzesi in Abruzzo. E questo è un bene o un male? In Abruzzo queste due categorie morali sono molto confuse oggigiorno. Sono deluso fin nel profondo che l'Abruzzo non sia una terra d'elezione.

mercoledì 18 marzo 2009

Africa

Sono cinquecento anni che l'abbiamo colonizzata. Gli africani gli abbiamo schiavizzati. Li abbiamo torturati, gli abbiamo negato i più elementari diritti umani civili e politici. La ricchezza della loro terra la sfruttiamo ogni giorno e quando vengono a chiederci qualcosa indietro li mettiamo nei CPT. Li sfruttiamo persino mediaticamente, per ogni buona azione da compiere sono il capro espiatorio perfetto per ogni raccolta fondi. Basterebbe restituire loro quello che gli abbiamo tolto. Muoiono di fame. Gli abbiamo portato dentro casa le nostre guerre, l'aids, il nostro modo di pensare che evidentemente credono giusto perché glielo abbiamo imposto con la forza. Affolliamo il continente con turisti che si credono Tarzan e Jane e con scienziati, bracconieri e missionari alla scoperta del Continente Nero, tutti con la loro idea precisa di come deve essere la loro vita. Abbiamo inventato il Mal d'Africa e loro non ce l'avevano, stavano benissimo prima. Adesso gli mandiamo un vecchietto pasciuto vestito di bianco che gli racconta che non devono nemmeno scopare! Ma quando pagheremo?