sabato 13 giugno 2009
Non è più tempo di metafore
Se qualcuno aveva dubbi sulla differenza tra destra e sinistra, sui cosiddetti favori alla mafia di tanti governi, sulla deriva autoritaria, sulla mancanza di trasparenza e sulla volontà liberticida, credo che questo provvedimento debba spazzarli via.
Quando non c'è più giustizia, è tempo per l'autorità. E l'autorità in un regime democratico praticamente oligarchico, significa il potere della forza. La forza dispiega la violenza, annulla l'opinione, l'intelligenza, lo spazio vitale del confronto, la vita come dispiegamento della socialità.
Non è un paese per giovani. I vecchi depongono fiori sulla tomba delle idee. Vanno ai funerali dei non-allineati. La loro famiglia allargata sta premendo contro il cerchio che si fa sempre più stretto. Quando non c'è spazio, quando tutte le soluzioni razionali sono state escluse, rimane soltanto l'osmosi. Non è più tempo di metafore. Questo governo, questo paese, hanno deciso di concentrarsi, di accumulare in un piccolo spazio qualcosa di troppo grande. Questo qualcosa sta per riversarsi fuori, per riportare in equilibrio una soluzione troppo satura. Che questi oligarchi lo sappiano oppure no, che lo intuiscano oppure no, a noi non importa. Abbiamo lavorato per la pace, ma non ci hanno dato ascolto. E' ora di rivoluzione.
lunedì 4 maggio 2009
Un presidente scapolo
"Mi consenta..."
mercoledì 29 aprile 2009
lettera agli imprenditori italiani
se non mi assumete adesso, se vi rifiutate di riconoscermi adesso per quello che valgo e per quello che mi spetta, tra venti anni succederanno molte cose. sono una persona che ha studiato. la razionalità è una virtù dell'uomo, la virtù di saper prevedere, da premesse concrete e dai dati di fatto presenti, ciò che avverrà.
i miei figli parleranno un'altra lingua, perché io dovrò andare in un'altro paese, dove apprezzano le mie idee, la mia capacità di ampliare conoscenze e sviluppare progetti senza pregiudizi sulla mia provenienza o sul mio censo, ma soprattutto perché sanno che queste qualità meritano uno stipendio adeguato alla vita fuori dal lavoro. senza una vita soddisfacente il lavoro ne risente.
i vostri figli godranno di una certa agiatezza: avete fatto i soldi pagando meno molte persone e investendo poco, ma ce l'avete fatta. intorno a voi, però, molti stranieri, forse imitandovi, forse no, hanno colonizzato le strade, le istituzioni, i vostri figli li frequentano e non possono fare a meno di stimarli. la vostra pensione è serena, ma quella dei vostri figli? la vostra agiatezza si fonda sulla vendita dei loro beni, non sul loro lavoro, perchè gli avete insegnato che non è tanto utile lavorare, ovvero che è vantaggioso sfruttare. loro sfrutteranno le vostre fatiche. a voi non importerà, perché sarete vecchi. i vostri nipoti, però, dovranno sottostare alle vostre stesse leggi, e i miei nipoti non potranno fare altro che colonizzare le ultime distrutte spoglie di un paese allo sbando, spolpato di ogni grandezza, sfruttato dagli ultimi figli che avevano qualche idea, forse vaga, ma non esattamente ingenua.
nel paese di Galilei, di Bruno, di Mazzini, di Marconi, di Fermi, di Dulbecco, di Giacconi, di tanti e tanti innumerevoli ingegni che la vostra mancanza di futura gloria non ha voluto ospitare nella sua terra natale, come si comporterà con i futuri geni?
davvero un misero investimento, una cifra, del denaro, valgono l'infamia futura, i rinnegamenti, le maledizioni dei vostri sottoposti, i dileggi degli stranieri? davvero ne vale la pena?
vi scrivo questa lettera cercando di smuovere non so cosa nell'animo dei più, consapevole della stoltezza dei politici, nella cecità dei miliardari e nella stupidità di chi li segue accontentandosi delle briciole.
Saluto tutti con le parole di un grande poeta esule che ebbe a scrivere: Perseguitate con la verità i vostri persecutori. e poi che non potete opprimerli mentre vivono, coi pugnali, opprimeteli col'obbrobrio per tutti i secoli futuri (U. Foscolo).
martedì 21 aprile 2009
territori occupati
Su quest'ultima sono disponibili a fare delle concessioni ai palestinesi.
venerdì 10 aprile 2009
Terra d'evasione
Sono lontano dall'Abruzzo, colpito anch'io dal terremoto. Colpito, ma non ferito, né ucciso. Né i miei parenti, né i miei amici. Sono lontano, in Emilia-Romagna, in una città d'elezione come Bologna. Mi tocca ammettere che tutta la storia fottutamente raccontata di questa regione Abruzzo è una storia di evasioni. L'abruzzo è un carcere. Sembra di no. È una terra di villeggiatura, molti suoi visitatori l'apprezzano, ma non ci passerebbero mai la propria vita. Per decidere di passarci la vita devi nascerci. E non si è mai visto un carcerato nascere in prigione. La vita è un ergastolo da scontare sulla terra. Ma per le menti migliori di questo Abruzzo, la loro terra è una terra d'evasione. Dunque la vedono come una prigione da cui fuggire, in cui non tornare, mi permetto: da dimenticare. Le gesta note e meno note di questi nomi altisonanti, a cosa servono, in questa regione? A lustrare le scarpe di chi rimane, a rendere lucenti i riconoscimenti, le coppe e i premi istituiti a nome di gente che se ne è andata, che è evasa, che ha considerato l'Abruzzo una cambiale scaduta. Io sputo su tutti. Sui personaggi, sui loro epigoni, sui loro ammiratori, su me stesso che li ammira, sui premi, sui premiati e sulle case natali con i tristi “qui è nato...”. Questi Rossetti, Flaiano, Mattioli, Spataro, D'annunzio, Croce, Silone (e ne dimentico molti) hanno il merito, e lo evidenzio, di aver considerato l'Abruzzo una terra d'evasione, perché quando nasci in Abruzzo e hai il semplice coraggio, la più semplice pretesa di dire una cosa intelligente, ti prendono per stupido. Ti fanno sentire uno stupido. È una terra in cui non puoi eccellere, in cui se ti senti in gamba devi ricevere un calcio nel culo da quelli al di là del confine per poter essere considerato degno di nota. E se hai fortuna, da morto, visto che non puoi più fare domande scomode o fare osservazioni salaci sull'assessore alla cultura, finalmente ti daranno retta. Istituiscono un premio a tuo nome, ti rifanno la strada sotto la casa natale e ad ogni altra celebrità che passa da queste parti domande sui noti fuggitivi. Se ti danno retta solo da morto, allora devi evadere da vivo. E non puoi nemmeno tornare come Montecristo.
Ad essere vivo e abruzzese in un altro posto rischi di diventare famoso. Mattioli a Milano, Flaiano a Roma, Spataro al governo, Silone in tutto il mondo ecc. ecc. A vivere in Abruzzo, scusate ma questo pezzo è dedicato ai sopravvissuti al sisma, rischi di morire.
Cos'è questa terra che fino agli anni '90 non risultava nemmeno nelle previsioni del tempo? Cos'è questa terra che il reperto archeologico più famoso – il guerriero di Capestrano – non si sa di chi cazzo è, chi cazzo rappresenta, e per quale cazzo di motivo è importantissima una cosa incomprensibile? È una terra di capre e di esuli, per mettere insieme le due cose più degne di nota, visto che riteniamo culturalmente esaltante una cosa che non si capisce cos'è.
Stare in Abruzzo non è evolutivamente vantaggioso. Non si può essere abruzzesi in Abruzzo. E questo è un bene o un male? In Abruzzo queste due categorie morali sono molto confuse oggigiorno. Sono deluso fin nel profondo che l'Abruzzo non sia una terra d'elezione.
mercoledì 18 marzo 2009
Africa
domenica 15 marzo 2009
Enucleare l'energia nucleare
Questo povero post-nucleare vuole essere un minimo contributo, un anello della catena contro quest'ennesima ma non ultima idiozia governativa. Essere governati con i piedi fa male, essere governati con il culo fa proprio cacare.
Come esperto di ontà, so che le soluzioni sono sempre più facili da immaginare, piuttosto che prendere quelle che ci sono già.
Dite no al nucleare: pensate agli archeologi che scaveranno fra cinquemila anni le nostre macerie: troveranno decine di cartelli, avvertimenti, simboli assurdi e sicuramente ben comprensibili del pericolo che si corre aprendo i depositi di rifiuti nucleari. Ma l'uomo fra cinquemila anni non ne vorrà sapere di leggende maledizioni e avvertimenti, sarà soltanto curioso di aprire quello che sarà stato cosa: una tomba? un tempio? un campo per qualche gioco sportivo? la residenza segreta di qualche conte di montecristo? e che ne so io? so che quell'archeologo lo aprirà, e non troverà il vaso di pandora, troverà la propria tomba. dobbiamo fare questo regalo ai nostri posteri perché Berlusconi è vecchio e se ne fotte della natura? Ma fatemi il piacere. A presto
eccovi la catena:
ilKuda
Jacopo Fo
Letizia Palmisano
Domenico Finiguerra
Resistenza Civile
Fiore
Verdi di Ferrara
Franco Corleone
Come ti vorrei
Alessandro Ronchi
Marcello Saponaro
Pianeta Verde
Rigeneriamoci
Appunti e Virgole
Impianti e pannelli solari
Base Verde
Sciura Pina
Ladri di marmellate
CernuscoTv
Liberamente
Ma'pe iabbu
Gianluca Visconti
Ego&Quota
Informazione senza filtro
Samie
PdCI Latina
La Parola
Doppiocieco
Piazza Pulita
Tau2 Zero
Ambiental...mente
DeaMaltea
Yourpage
VIVERE Cernusco
2 + 2 = 5
Yblog
Roberto Maviglia
Voglio il fotovoltaico
Gianluca Briguglia
No alla turbogas a Pontinia
Per il bene comune Lombardia
Sconfinanado
Verdi Emilia Romagna
Verdì Forlì-Cesena
SandBlog
PD Vedano Olona
BlogEko
Network Games
Marco Pagani
Il Derviscio
Radio Utopie
Il Replicante
Sale del mondo
Opinioni e benessere
Digital Worlds
Marcella Zappaterra
Trust Nobody
La tana del mostro
SpreadRSS
Giampaolo GB
Daniele Zanoni
Fuoriluogo
Riciard's
L'importanza di questa catena e dell'enucleazione del nucleare è l'insieme di proposte in materia di energia che si stanno promuovendo, per non essere soltanto critici, ma cittadini attivi e attenti a come vivere in una società più pulita e più equa. Nel primo link al blog de IlKuda, trovate tutte le proposte.
giovedì 19 febbraio 2009
La caduta di Veltroni
questa è l'ultima occasione che abbiamo per riprenderci il paese.
domenica 8 febbraio 2009
la mia immaginazione
la morte non è crudele, il mondo non è crudele. il nostro manicheismo lo è. la nostra mancanza di volontà lo è ancora di più. la nostra sensazione di toccare il nulla, lo è.
la mia immaginazione mi dice di non dormire. c'è troppe cose da fare e da dire, da vedere e da toccare, da bere e da sentire, da leggere, da camminare e da sentire di nuovo.
sono nato senza spine. morirò senza spine. se qualcuno me ne metterà una in corpo lo chiedo a tutti e a nessuno: staccatemi da quella spina.

